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Enzo Striano

Il resto di niente

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Autore: Enzo Striano
Titolo: Il resto di niente
Lingua: Italiano
Genere: Romanzo storico
Edizione: Mondadori 2009
Dimensione del file: 2,41 MB
Formato del file: Pdf Epub Azw3

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Portoghese di origine ma napoletana d’adozione, Eleonora de Fonseca Pimentel fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Amica di intellettuali e rivoluzionari, da Vincenzo Cuoco a Guglielmo Pepe, ebbe un ruolo di primo piano negli sfortunati moti partenopei del 1799. “Il resto di niente” indaga con straordinaria forza evocativa e con rigore da storico la sua parabola di donna e di rivoluzionaria: l’impegno politico, ma anche il matrimonio infelice, la scomparsa prematura dell’unico figlio, gli amori di gioventù e quelli della maturità, la fede, l’amicizia, le passioni, fino alla tragica fine. A far da sfondo all’incredibile avventura intellettuale di Eleonora c’è un’intera città, la Napoli di fine Settecento.

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«Questo – scrive in una nota Enzo Striano – è un romanzo ‘storico’ (secondo la classificazione didascalica dei generi, in verità tutti i romanzi sono ‘storici’, così come tutti i romanzi sono ‘sperimentali’), non una biografia, né una vita romanzata. L’autore s’è quindi preso, nei confronti della Storia, quelle libertà postulate da Aristotele (“Lo storico espone ciò che è accaduto, il poeta ciò che può accadere, e ciò che rende la poesia più significativa della storia, in quanto espone l’universale, al contrario della storia, che s’occupa del particolare” Poetica, IX, 1451 b), dal Tasso (“Chi nessuna cosa fingesse, poeta non sarebbe, ma historico” Primo discorso sull’arte poetica), dal Manzoni (“Lo scrittore deve profittare della storia, senza mettersi a farle concorrenza” Lettera al Fauriel), da altri grandi ».

Era assolutamente necessario riportare per intero questa nota perché se Enzo Striano ha scorto la necessità di redigerla è perché voleva dare al proprio lavoro la giusta angolatura di visione, quasi una precisazione di fronte a quei critici che prima di interrogarsi sul valore in se’ di un’opera sentono il bisogno di catalogare i manufatti letterari che hanno dinnanzi, non sempre per orientare il giudizio, quanto per un’attitudine rigida e scolastica, da necrofori, di assegnare ad ogni salma il suo loculo.
Ora, a parte quell’acutissima osservazione che tutti i romanzi sono storici e tutti i romanzi sono sperimentali, c’è da dire che quest’opera, non solo per la forma (un misto di storia e d’invenzione), starebbe bene al fianco di quel capostipite che sono I promessi sposi. E ciò senza intenzione di scatenare comparazioni sulla grandezza di un’opera che, a tutta prima – ma anche a giudizio sedimentato – ci appare, sotto ogni riguardo, un vero capolavoro, quanto per le indubbie omologie strutturali con quel “romanzo italiano” per eccellenza: la storia ficcata dentro la Storia , la pluridiscorsività e il pluriliguismo (lo spagnolo e il latinorum lì, il portoghese, lo spagnolo, il napoletano, il francese, e l’inglese qui), quella tensione di escutere gli eventi storici per tirarne una filosofia della storia (il sugo direbbe Manzoni) e il senso (posto che ci sia) della Storia … Insomma, si parva licet, più di un elemento è consonante tra i due romanzi.
Ne Il resto di niente (formula che appare in più riprese durante la narrazione con diversi significati e sfumature), è raccontata, semplicemente, la vicenda umana, intellettuale, storica di Eleonora Pimentel Fonseca, l’animatrice de Il monitore napoletano, “organo” ufficiale della rivoluzione partenopea: la biografia di una donna sullo sfondo di quelle vicende storiche, mai raccontate con tanta nitidezza e potere di fascinazione, della rivoluzione giacobina napoletana del 1799. Solo questo? No, di scena è Napoli, la città di Napoli, la sua miseria e la sua grandezza. Non s’era mai vista una meditazione così profonda, non dico sui “mali di Napoli” (che costituirebbe dopo secoli di letteratura su quella meravigliosa e disgraziata città un ette in più che nulla ci direbbe sul suo misterioso e inestricabile viluppo di organismo storico- antropologico), quanto su quello specifico problema che è l’incontro, o meglio il testa-coda, tra l’intellighenzia e il sottosviluppo di una città. E sotto questo riguardo la storia qui raccontata non è solamente quella dell’incontro-scontro tra li Giacobbe e i lazzari, quanto il resoconto sceneggiato e drammatizzato del paradigma, appunto, dell’andata al popolo di un gruppo di intellettuali e il loro scontro con il mob come lo chiamava Eric Hobsbwam, la populace, la plebe irredenta, irredimibile e recalcitrante alla “redenzione”. Se così è, questa è la storia – per stringente analogia – dei narodniki e dei mugichi in Russia, degli zapatisti e i guevaristi, dei sandinisti e gli indios nei tristi tropici, insomma la storia drammatica, tragica, del mancato incontro ( e talora del conseguente scontro) di una minorité consciente intellettuale di estrazione borghese o aristocratica ( e chi altri potrebbe essere?) che capisce e comprende il corso degli eventi e cerca di piegarli ai propri desideri (ispirandosi però a modelli elaborati altrove), e di chi li subisce e non vuole cambiarli, anzi va in senso contrario.

Le opere

Romanzi

I giochi degli eroi (1974)
Il delizioso giardino (1975)
Indecenze di Sorcier (1978)
Il resto di niente (1986)
Giornale di adolescenza (postumo, 2000)

Altre opere

Striano ha scritto anche l’opera teatrale Quel giuda nominato Trotskij, nel 1980.
“Uomini ed Eroi” libro di Storia per il biennio degli istituti superiori pubblicato a Napoli dall’editore Loffredo (anni ’60). Il volume è noto anche col titolo Gli eroi dell’uomo.
Striano fu il curatore di Quante strade, antologia italiana per la scuola media con brani epici, pubblicata a Napoli dall’editore Loffredo in tre volumi a partire dal 1978.

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